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Full text of "Arsace : dramma per musica da rappresentarsi in Faenza nel teatro della nobile accademia de' Sig. Remoti l'estate dell'anno 1728"

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ARS  AC  E 

DliAMMA  TER  MUSICA 

Da  rapprefentarfi  in  Faenza 

nEL  TEATRO  DELLA  NOBILE  ACCADEMIA 

DE'  SIG.  REMOTI 

V  Elìate  dell  anno  1728. 

DEDICATA 

ALLA    MAESTÀ"  DI 

GIACOMO  IIL 

Rè  della  Gran  Bretagna  &:c. 


In  FAENZA  nella  Stampa  dell' Archi  Im- 
prefs.  Cam.  c  del  S.  \J€   Con  lk.de  Stip. 


^ohaph  mi 


SIRE.  ' 


Piedi  della  MAESTÀ"  VO- 


STRA  profondamente  umiliati  ci  diamo  V  o- 
nove  di  consacrarle  il  predente  tragico  Dram* 
ma  y  e  ciò  non  tanto  per  implorargli  dalla  fu* 
Blime  fua  Prot c'itone  una  benigna  difefa^  quan* 
■yt  -  Az  to 


to  che  per  far  pakfe  ad  ognuno  la  dìfttnttf 
firn  a  ftìma  e  venerazione  y  che  profefftamo  al^ 
la  Reale  sua  Persona.  Noi  pertanto  for- 
tunatìffmì ,  fe  la  generosa  clemenza  della  MA- 
ESTÀ^ Vostra  ,  a  gutfa  del  Sole ,  che  col  fuo 
raggio  benefico  egualmente  illumina  le  cofe  più 
fimili  che  le  più  eccelle  ^  fi  degnerà  di  acco- 
gliere col  magnanimo  fuo  aggradimento  queFìa 
^oHra  picciola  offerta  y  comecché  d  affai  infe- 
riore agli  alti  fuoì  meriti ,  e  vorrà  folamente 
aver  riguardo  al  gran  defiderio  y  che  abbiamo 
di  farci  conofcere  quali  con  profondiffma  fom^ 
mijfione  ed  offequio  ci  protefìiamo 
Della  Maestà^  Vostra 


Umi  divmi  ofleq^i  Servidori 
GL*  IMPRESARI. 

AR- 


AI(GOMEKTO.\ 


Giunto  Arface  fupfemo  Ge- 
nerale deir  imperio  di  Per- 
fia  al  primo  fegno  di  gloria  per 
fublimi  virtù,  e  per  infigni  vit- 
torie ,  fu  da'  fuoi  Emuli  alla  Ve- 
dova Regina  Sta  tira  accufato  d' 
intelligenza  con  Dario  di  lei  Ne- 
mico, e  Pretendente  al  Regno 
Perfiano.  Diede  campo  e  vigo- 
re a  queft'accufa  una  follevazio- 
ne  del  Popolo,  da  Arface  promof- 
fa  in  Perfepoli,  per  impedir  fo- 
lamente  le  Nozze  dell'amata  Ro- 
fmiri ,  che  fu  alla  Regina  rappre- 
fentata,  come  un  primo  effetto 
di  ribelle  penfiero.    Fu  dunque 

A  5  pe^ 


6 

per  quefto  condannato  a  morte. 
Voleva  liberarlo  Statira  Amante 
Arface ,  e  da  lungo  tempo  de- 
fiderofa  d'innalzarlo  al  Trono  a 
riguardo  della  di  lui  Nafeita  il- 
luftre  ;  ma  avendo  egli  coraggio- 
famente  rifiutato  di  chieder  la 
grazia  ,  fu  precipitofamente  da' 
fuoi  nemici  fatta  efequire  la  fa- 
tal  fentenza. 


MUTA' 


MUTAZIONI  DI  SCEKE.^ 


Ala  Reale  addobbata  per  le  Nozze. 


Gabinetto  con  trafparenti . 
Sala  del  Configlio . 
Anticamera  con  Tavolino, 
Prigione . 
Luogo  magnifico. 

Le  invenzioni  delle  fuddette  Scene  fono  del 
Sig.  Giufeppe  Orfoni  Bolognefe  Accademi* 
co  Clementino. 


COMPARSE. 


Di  Popolo  con  Arfàcc . 

Di  Guardie,  e  Paggi  della  Regina, 


A4 


ATTO- 


*  A  T  T  O  R  I. 

ARSACE  fupremò  Generale  del  Regno. 

Il  Sìg.  Cavaliere  N  ice  ola  Grimaldi. 
STATIRA  Regina  di  Perfia  Vedova. 

ha  Sig.  Rofaura  Ma^z^/itì. 
RO^MIRI  Principefra  Spofa  dì  Mitrane, 

La  Sig.  Anna  Guglielmint  Virtuosa  dì  S.  A. 
5.  il  Sig.  Principe  d  Armfìat  * 
MEGABISE  Amico  d'Arface. 

Il  Sig.  Antonio  Pafi  Virtmfo  di  S*  A.  S.  il 
Sig.  Duca  dì  Parma . 
MITRANE  Prìncipe  Perfiano  Spofo  di  Ro- 

fmiri . 

Il  Sìg.  Xjlamhattfia  Minelli  Virtuoso  di  S,  A. 
S.  il  Sig.  Principe  d'  Armjlat . 
ARTABANO  Contìgliero  della  Regina. 

Il  Sig.  Giujeppe  Rifìorini . 
Gr  Intermezzi  fono  rapprefentati  da'  Signori 

Rofa  Ungarelliy  e  Antonio  RiJlorini  Virtmfi 

di  S.  A.  S.  il  Sig.  Prìncipe  d'  Armjìat . 
La  Mufica  è  del  Sig.  Gìufeppe  Orlandìni  Mae- 

ftro  di  Cappella  dì  S.  A.  R.  Gran  Duca  di 

Tofcana  * 


ATTO 


ATTO  FRI MO 

SCENA  PRIMA. 

Sala  Reale  addobbata  per  le  Nozze. 
Stativa  y  Megabìfe ,  Rofmìrl  ^  Mitrane .  G^iardie* 

Coro.  ^^^^^^Oh  tuo  Cinto >  0  Cafto  Dio> 
Un  defio  ftringi  in  due  cori^ 
Batta  Amore  àli  feftofci 
E  di  rofe  il  letto  infiori . 

Col  tuo  €C* 
Stai.  Ma  tu  bella  Rofmiri  5 

Per  le  cui  faufte  nozze  oggi  fefleggk 
II  mio  Regno ,  é  la  Reggia  ^ 
Nel  giubilo  comua  taci^  e  fofpirii^ 
Che  €  affligge  ì 
Rof  Noi  fb^  Regina,  e  fento^ 

Che  non  è  tutto  meco  il  mio  éoiiterito. 
Meg^  Sovente  dall' ecce/Io 
Della  foverchia  gìoja 

Un 


IO  ATTO 

Un  generofo  cor  rimane  oppreflb. 

Mìt.  E  ipeflò  ancor  la  mano 

A  difpetto  del  core  altrui  fi  porge . 

JRo/.  Occhio  mortai  r  interno  altrui  non  fcorge . 

SCENA  II. 

Art  ah  ano ,  e  detti . 
Stat.    A   H  Regina  ! 

jlJl.  Artaban? 
Mìt,  Parla» 
J?o/:  Che  fia? 
Art,  O  ecceffo  >  o  fellonia  ? 
Mcg.  Narra. 
Art.  AfTalita 

La  Reggia  d'ogni  intorno, 

Si  minaccia  il  tuo  Solio ,  e  la  tua  vita* 
-Ro/  Cieli! 
Stai.  U autor? 
Meg.  L'indegno? 
Mtt.  Il  traditore? 
J?oy!  Il  rubello,  T audace? 
Stat.  Chi  fu  ?  Parla  • 
Art.  Il  tuo  Duce  ^ 

Il  tuo  più  favorito ,  Arfacc 
Stai.  A r face! 
Roi  Mifera! 

ODio! 


PRIMO.  Il 

Meg.  O  Dio! 

Mìt.  Io  prevedea  ^  Statira , 

Che  mercè  T  amor  tuo  pregno  d*  orgoglio 

Egli  un  giorno  dovea  rapirti  il  Soglio , 
Stat.  Và  Megabife,  e  co'  mici  fidi  affrena 

L' impeto  contumace .        Faru  Megahìfc . 

Artabano,  Mitrane, 

Nel  delitto  d' Arface 

Giudici  eleggo  voi  ;  fia  voftro  impegno 

Di  punire  il  fellone, 

Benché  del  fallo  fuo  Tempia  cagione 

Sia  delio  di  vendetta ,  e  non  di  Regno . 
Rof.  Vendetta  ?  Ma  perche  ? 
Stat.  Perche  punita 

Fu  da  me  con  T  efiglio 

L'audacia  di  Barfina,  unico  oggetto 

Del  fuo  cor ,  de'  Tuoi  voti  >  e  del  fuo  ciglio. 
Ro\,  (Refpiro.) 

Art.  Nel  tuo  core  ^^^^ 

Di  già  medita  Amore 

Le  difefe  del  Reo, 
Stat.  T' inganni .  Chi  poteo 

Tanto  ofar  contro  me,  con  fua  ruina 

Neir  Amante  vedrà  la  fua  Regina  • 
jRo/  Ed  avrai  tanto  core? 
Mit.  E  potrai  farlo  ? 

Efaf- 


l^  ATTO 

Art.  E  foffrirallo  Amore  ? 
Stat^    Se  fido  r adorai. 

Non  /peri  traditore 

Amore,  nè  pietà. 
Amor  faria  roflore  : 

Pietà  faria  viltà .  Se ,  ce, 

SCENA  III. 

Mitrane^  Rofmìri^  Artahano. 
Mit.  T^Arla,  mia  Spofa,  che  t'affligge? 
Rof  17  ODio! 

Già  prefago  il  cor  mio 
Di  non  intefi  e  inafpettati  mali 
Turbava  la  mia  pace 
Anco  in  mezzo  a  i  piacer  de*  miei  fponfali 
Art.  Lafcia  che  tema  Arface . 
Rof  Aimè! 
Mìt.  Dì  che  paventi  ? 
Rof     Non  fo  dirlo:  è  un  non  fo  che> 
Che  fentir  mi  fa  nel  fcno 
Or  dolore ,  ed  or  pietà . 
Ualma  mia 

Non  diflingue  che  cos'è; 

So  che  in  me  non  vive  il  core 

Nella  prima  libertà . 

Non,ec. 
SCE; 


PRIMO.  «3 
SCENA  IV. 

Artahano  >  Mitrane . 
Art.  Ti  /i  Itrane ,  or  che  la  forte  (ri 
X VX  Ci  porge  amica  il  crine  ^  or^  affèr- 

In  Arface  s'atterri 

U  Idolo  di  Statira ,  e  della  Corte . 
Mìt.  Delle  Leggi  il  rigore 

Temer  non  fa  quel  Reo, 

Che  del  Giudice  fuo  poffiede  il  core  • 
Art.  Sin  nelle  regie  foglie 

Condur  Farmi  rubelle, 

Sembra  colpa  leggiera?  Amico  all'oprar 

Con  la  fpada  d' Aftrea 

Tolgafi  in  un  illante 

A  me  il  Rivale  odiato ,  a  lei  T  Amante . 
Non  è  degna  di  perdono 

Sfortunata  fellonia. 
Queir  ardir ,  che  a  me  fa  guerra , 
O  fi  prenda 

Lungo  bando  in  erma  terra, 
O  ne  attenda 

Pena  infame,  e  morte  ria . 

Non  ^  ce 


H  ATTO 

SCENA  V/ 


Mitrane  foto. 

EGualmcnte  fon  ciechi  Amore  e  fdegao, 
E  fol  per  quello  temo, 
Ch'egli  impunito  di  fue  colpe  vada> 
E  cadati  fopra  noi 
L'ire  della  Reina  > 
E  i  fieri  Tdegni  del  nemico  Arface: 
Dall'altra  parte  poi 

Sento  ancor  che  conforto  al  cor  mi  reca 
Un  raggio  di  fperanza  > 
Che  mai  grado  il  timor  mi  dà  baldanza. 
Sento j  è  ver,  che  il  nembo  freme. 
Ma  pur  dolce  un  aura  fpìra, 
Che  il  feren  fperar  mi  fà , 
E  queft'alma>  che  non  teme, 
Già  quel  lido ,  che  forpira  > 
D' afferrar  fperando  và . 

Sento,  ec. 

SCEMAVI. 
Cortile . 

Arface  con  feguito  d  amati  y  Megahtfe . 
^^S^    A  Mico,  e  qual  furor  fu  mai  cotefto? 
-^^/  JljL  AhMegabire,oDio!fondifperato. 

Tu 


PRIMO. 
Meg.  Tu  con  Tarmi  rubelle 

Invadere  la  Reggia  

Arf  Mifero!  andare  a  voto 

Tutti  i  difegni  miei  ; 

E  quanto  m'acquiftai 

Di  merito ,  e  d' onore 

Col  fangue,  e  col  fudor  tutto  pcfdéi. 
Meg.  Signor  quello  trafporto. 

Che  ti  rende  furiofo  e  delirante , 

Creder  mi  fa... 
Arf  Sì>  cheU  tradito  Arfacc 

un  infelice  e  difperato  Amante. 

Meg,  Intendo  :  per  Barfma  

Arf.  Ah,  credi  invano. 
Meg,  Qual  altro  amor.^ 
Arf.  Partite:  a  te  confido, 

Partono  gli  arrìsati. 

A  te,  che  fai  tacer,  del  cor  T arcano. 
Meg.  Sai  la  mia  fè . 
Arf  D'una  fecreta  fiamma 

Per  la  bella  Rofmiri  arde  il  mìo  core  : 

Ella  con  pari  ardore 

Corrifponde  al  mio  fuoco. 

Di  me  gelofa  amante 

Sofpira  la  Regina ,  e  per  mercede 

Non  ottiene  da  me  che  ofTequio  e  fede; 


1^  ATTO 

Gli  affètti  fuoi  confida 

Alla  bella  Rofmiri;  efTa  ehe  vede, 

Se  mai  (i  fcopre  il  noftro  occulto  amore, 

In  qual  periglio  fia 

La  Aia  vita  e  la  mìa  ; 

per  togliere  ogni  fpene  a  qucfto  core , 

popò  aver  prieghi  e  pianti  ufato  invano, 

Oggi  a  Mitrane ,  o  Dio  ! 

A  difpetto  del  cor  porge  la  mano. 
Mcg^  Dunque  per  difturbar  quelli  Imenei 

Al  Palagio  real  correrti  armato? 
^4rf.  Sì ,  pia  tardi  avvifato 

Tutto,  ahi  lafTo!  perdei. 
^leg.  Converrà  dell' ^ccefTq 

Palefar  ìa  cagione , 
jirf.  O  quefto  nò . 

Se  a  te  lo  confidai , 

Io  ti  confiderai  altro  me  ftefTo . 
Meg.  Di  che  paventi  ? 
Arf.  O  Dio  ! 

Efpprrei  ridol  mio 

A  ficuro  periglio* 
Meg.  Perche? 
Arf  Tu  pur  vederti 

Punita  con  r  efiglio 

L'innocente  Barfina, 

Sol 


P  R  I  M  O.  17 
Sol  perche  finfi  amarla . 
H^g.  E  perRofmiri, 
Che  ormai  t'abbandonò. 
Che  ad  altri  fi  donò,  vorrai,  che 
Creduta  fellonia 
Una  colpa  d'amor? 
HrJ.  Sorte  gradita. 
Se  dopo  ch^  io  perdei 
Ogni  bene  in  colei ,  perdo  la  vita . 
M^g.    Alletta  lufinghiera 

Sirena  menzognera  ; 
Indi  a  morir  condanna, 
Cor  faggio  non  fi  fide. 

Se  amica  forte  ride,  . 
Quandp  più  rìde  inganna . 

Allettaee, 

SCENA  VIL 

Arface  y  Rofmiriy  poi  Mitrane  in  difparte . 
lof  ±  Rface ,  o  del  cor  mio 

jTj^  Adorato  terror,  caro  fpa vento. 
Tremante,  e  sbigottita 
Nel  tuo  periglio,  fenza  alcun  ritegno 
Del  rnio  dover ,  del  mio  rofiòr  io  vegno 
A  procurar  da  te  la  tua  falvezza. 
irf  Ah  tiranna  adorata , 

B  Cru- 


s8  ATTO 

Cruda  Rofmiri ,  oh  Dìo  ! 

Cerchi  la  mia  falvezza ,  e  intanto  ingrata 

Sofcrivi  di  tua  mano  il  morir  mio . 

Mi  tradifci  in  un  tempo.,  e  mi  deridi , 

T'è  cara  la  mia  vita,  e  tu  m'uccidi? 
jRo/  Io  t' uccido ,  o  crudele  ? 
M'tt.  (  O  Ciel ,  che  vedo  !  ) 
Rof.  Io ,  che  pur  di  Statira 

Per  involarti  all'  ira , 

Ad  onta  del  mio  core 

A  Mitrane  abborrito  ofiìro  la  mano? 
Mìt.  (  Che  intendo  !  ) 
Rof  Io?... 
Arf  Cerchi  invano 

Giuftificar  sì  barbaro  difegno. 

Chi  ben  ama,  comprende. 

Che  tutto  perde  innamorato  core , 

Quando  perde  il  fuo  amore . 
Rof.  Se  la  parte  migliore 

Dono  a  te  di  me  ftefla,  e  la  più  frale 

Confacro  alla  tua  vita>  e  alla  tua  pace; 

Per  te  quello  mio  core 

Che  potea  far  di  più  ? 
Mit'  (Scopro  un  rivale 

Nel  mio  nemico .  ) 
ko[.  Arface, 

Ami 


PRIMO.  19 

Ami  troppo  da  vile,  ami  da  ftolto, 

S' ami  ciò ,  che  deplori .  Io  mi  credea ,  (to. 

Che  il  men  eh'  io  amaffi  in  me  fofle  il  mio  vol- 
Arf.  Rofmiri  >  io  tei  confeflb , 

Non  ho  tanta  virtiide:  io  fempre  amai 

Sede  di  più  bell'alma  il  tuo  bel  velo: 

Quefto  è  perduto  ormai . 

O  force  !  o  amore  !  o  Cielo  ! 

O  perdita  fatai,  che  sì  m'accora  ! 

E  pur  refpiro,  e  pur  io  vivo  ancora? 
Rof.  Deh  vivi ,  e  in  te  conferva 

lì  fommo  de'  miei  voti  a  ntiglior  forte . 

Di  Statira  al  furore, 

Che  il  fallo  tuo  di  fellonia  condanna , 

Opponi  amor. 
Arf  Ah  Rofmiri  sleale! 

A  mifura  del  tuo  peli  il  mio  amore. 

Penfi  tu ,  che  il  mio  core 

Pofià  cangiare  affètti,  e  pofTa  

Rof  Addio: 

j   Se  più  t' afcolto ,  ahi  lafTa  ! 
I   Me  ftelTa,  e'I  mio  dover  pongo  in  obblio. 
Arf  Così  mi  lafci  ingrata, 

Nè  vuoi  ch'io  t'ami  più? 
ì.of     Sì,  vi  lafcio  fofpirando, 

Luci  belle  unr  tempo  annrate^ 


^0  ATTO 

Dolce  oggetto  del  mio  cor , 

A  pietà  voi  mi  fvegliate; 

.  Ma  non  ite  già  fperando. 

Uno  fsuardo  fol  d' amor .  cs 

•  Sì,  ec. 

S  C  £:  N  A  Vili- 

Mitrane ,  Arfac^ . 
Mìt.    A  Rface,  la  Regina  a  sè  ti  chiama* 
XjL  Mi  chiama  per  Mitrane, 

A  cui  tbrfe  fon  note 

Le  cagioni,  per  cui. mi  chiede  e  brama . 
Mlt.  Chi  meglio  di  te  puote 

Saperne  il  fine ,  o  immaginarlo  almeno  ? 
Arf.  Nulla  fo. 
Mit.  Non  tei  dice 

II  rimorfo,  che  latra  entro  il  tuo  feno? 
Rimorfo  in  fen  d' Arface! 
Mìt.  Troppo  è  fordo  quel  cor ,  che  nonlofente. 
Arf  Sinderefi  non  prova  alma  innocente, 
Mit.  Tal  non  la  moftran  V  opre . 
Arf  E  chi  reo  mi  fofpetta, 

Maligno  iqfieme,  e  mentitor  fi  fi:opre. 
Mit.  Ora  faper  ti  badi , 

Ch'  hanno  V  altezze  i  precipizi  accanto  : 

Ma  la  Regina  intanto 

Da  te  chiede  ghedietiza ,  e  non  contrafii . 

Nacqui 


P  R  I  MX>.  1 

Arf.    Nacqui  grande ,  e  tale  ho  il  Core , 
Son  fedel,  fol  vanto  onore, 
Nè  giammai  fuimancatór. 
Sol  la  gloria  è  l' alma  mia, 
Che  giammai  non  fa  che  ila 
Nè  baffezza  ,  nè  roflbr. 

Nacqui,  ec. 

S  C  E  K  A  IX. 

Mitrane. 

PErdafirofgOglidfo, 
Che  la  parte  migliore 
M' invola  di  Rofmiri .  Una  fol  morte 
Punifca  oggi  due  Rei  :  Si  celi  intanto 
La  verace  cagione 
Del  fuo  diletto ,  e  fia 
Creduto  fellonia  Tempio  attentato. 
Non  fcufabil  difetto 
D' un  amor  troppo  cieco  e  difperato . 
Quel  Torrente,  che  orgogliofo, 
Finche'!  gel  gli  accrebbe  Tonda 
Con  fragore  ftrepitofo 
'Minacciò  torvo  la  fponda , 
Pur  al  fin  fi  domerà. 
Seccherà  Tarfura  efti va 

Quel  fovcrchio  ondofo  umore , 
■  B  3  E I 


^^  ATTO 

E  rrflretto  in  breve  riva. 

Ogni  armento,  ogni  pa flore 

Per  difpctto  il  premerà.  Quel,ec. 

S  C  E  N  A  X. 
Gabinetto. 

S  taf  ira  >  Megahife  . 
Stat.^Y^  ^^^^  Cefsò  il  tumulto? 
Mes.^  li  Appena  Arface 

Mi  vide  comparir,  che  cedè  il  campo. 
Stat.  Dov'è?  che  fa  T audace? 

Donde  fpera  al  fupplizio  afilo  e  fcampo  ? 
Meg*  Pien  d'ofTequio  e  rifpetto 

Per  te  il  fangue>  e  la  vita 

Sempre  efporrà .  Quel  generofo  petto 

Si  duol  eh'  altri  Io  accufi 

D' enorme  reità  >  di  fè  tradita  : 

E  che  la  fua  Regina, 

Che  ha  di  fua  fedeltà  prove  sì  belle. 

Di  fellonia  V  incolpi ,  e  di  ribelle . 
$tat.  A  ragion  fi  lamenta ,  io  gli  fo  torto  ; 

Affalir  la  mia  Reggia , 

Sforzare  i  miei  cuftodi,  e  minacciarmi 

Della  vita  ,  e  del  Trono: 

Quefta  è  innocenza ,  e  quefte 

Di  fedeltade ,  e  di  valore  fono 

Prove 


PRIMO. 


Prov»e  affai  manifefte. 
Meg.  Non  fempre  è  reità  quella ,  ciie  pare  ; 
Parlano  in  Tua  difefa 
Cotante  imprefe  fue  famofe  e  chiare; 
Ma  fiafi  reo;  vorrai  veder  punito 
If  oggetto  più  gradito 
Della  tua  tenerezza,  e  del  tuo  amore? 
Stat.  Taci  cotefto  amor ,  che  il  rammentarlo 
Raddoppia  a  lui  la  colpa,  a  me  il  roffore. 
Meg.    Se  non  hai  più  cor  d'amante, 

Abbi  almen  quel  di  Regnante 
A  difefa  del  valor. 
Se  condanni  un  innocente; 
Quanto  poi  farà  dolente 
Il  tuo  Regno,  ed  il  tuo  cor^ 


Stat.   A  HIvifla!Eccoringrato!iogeIo&ar- 
J\_  Tremo  per  lui,  quando  egli  efulta ,  e 
Confufo,  e  timorofo,  (quado 
E  pallido ,  e  tremante 
Vederlo  a  me  davan,te  io  mi  credea  ; 
Ecco ,  che  baldanzofo 
Egli  il  Giudice  fembra,  ed  io  la  Rea. 


Se,  te. 


(do. 


B4 


Regina 


ATTO 


Arf  Regina ,  eccoti  Arface  > 
Eccolo     cerini  tuoi , 
Innocente  fe'l  credi,  e  reo^  fe'l  vuoi- 


Stat.  Se  r  amor  mio  porco 

Dettarti  in  petto  un  sì  feroce  orgoglio 

Tremane  ormai. 
Arf  Perchè?  ^ 

Io  non  cerco  perdon,  che  non  fon  reo; 

Nè  ti  chiedo  pietà  ,  che  non  la  voglio» 

Nello  flato  prefente , 

In  cui  ridotto  fon  dalla  mia  forté, 

U unico  àe  miei  voti  è  la  mia  morte. 
Stat.  Converrà  foddisfàrti .  Hai  tanto  merto 

Predò  la  mia  corona  > 

Che  il  negar  faria  ingiuftó  alle  tue  brame 

Un  orribile  fine,  e  un  fèrro  infame. 
Arf  Del  Carnefice  il  ferro. 

Keca  r infamia  al  reo,  reca  il  cordoglio, 

Ma  per  un  innocente 

Ogni  arena  ferale  è  un  Campidoglio* 
Stat.  Ma ,  fe  innocente  fei ,  dunque  tu  brani 

La  morte  fol,  perche  io  divenga  ingiufta  , 

E  la  mia  gloria  ofcuri,  eil  nome  infami  ^ 

Perfido  !  E  in  che  t' off èfe 

La  tua  Regina ,  ficchè  foglio ,  e  vita 

Non  fol  le  infidii ,  jna  la  gloria  ancora  ? 


Regi- 


P  R  I  M  O.. 


Arf  Regina  > 


Io  non  ho  piìi  difeTa ,  il  tuo  foflegnò 
Mi  manca,  e  vedo  ornai  la  mia  ruind; 
Ordina  là  mia  morte . 
Stat.  E  penfi  indegno 
Di  fpaventar  con  quéfta  il  nlìò  coraggio  ì 
Tu  non  curi  il  perdon ,  non  vuoi  difèfcs 
Per  fare  uri'  doppio  oltraggio 
Alia  clemenza  mia . 
Arf  Le  tante  imprefe 
E  per  terra  e  per  màrd 
Fatte  in  tuo  prò,  fon  le  più  certe  e  chiàré 
Pròve  di  mia  innocenza  ;  e  fe  il  perdóno 
Suppone  il  delinquente, 
Implorar  noi  degg'io^  che  tal  non  forlo^ 
Stat.  D' ingrata  e  fconofcente , 

Nel  render  ricompenfa  al  tuo  valoré^ 
Col  rinfacciar  Timprele  tue,  m^aecufi^ 
Delle  Leggi  il  rigòre 
Decida  dunque  il  premiò  e  la  niércedé^ 
Dovuti  al  tuo  valore  9  alla  tua  fede , 
Arf.  U  invidia  ^  é  la  calunnia 
Unitefi  à  i  miei  danni 
M'hari  rapito  il  tuo  affettò,  e  la  iM  fliiiiài^ 
E  fafan  sì ,  che  la  tua  regia  mano 
Quanto  mi  foUevò ,  tanto  m'  opprimà 


Sfar   Non  hai  difefa; 

Non  vuoi  perdono. 
Non  merti  ingrato 
Nemmen  pietà. 
Dell'ira  accefa 

Già  fcoppia  il  tuono  , 
^ne  amor  fprezzato 
Furor  fi  ra.  Non,  ec 

SCENA  XII. 

Cor4  ^rtn;"f 

Ciré  non  mi  lafcia  in  pace 

Di^or  con  libertà  del  proprio  core 

Vengo  

Che  vuoi? 
-^rt.  Statira..  . 

La  morte  mia  ? 
No:  la  tuafpada. 

B.f-I'ra  '  ^  '^^^>  e  ai  che  in  effa 
S^ci  11  ibftegno  della  Aia  corona. 


PRIMO.  i- 

Di  tante  fue  vittorie 
L' iftrùmento  fedele ,  e  di  mie  glorie . 
\An.  Guardie,  a  voi  lo  confegno. 
Per  tuo  carcere  intanto 
Quefto  reale  albergo  a  te  deftina, 
Scorgi  in  mezzo  al  fuo  fdegno , 
Qual  clemenza  ha  per  te  la  tua  Regina . 

SCENA  XIII. 

Arjace . 

PER  chi  fpera,  e  defìa 
Di  terminar  col  vivere  il  martire. 
La  pietà ,  la  clemenza  è  tirannia  : 
L' unico  mio  defire 
E*  di  moftrare  alla  crudel ,  ch'^adoro , 
Che  fe  viffi  per  lei,  or  per  lei  moro. 
Due  prove  di  valore 
Darà  il  mio  core. 
Una  di  gran  coflanza, 
L'altra  di  grand' amor. 
E  intrepido ,  e  da  forte 
In  sofferir  la  morte 
Io  moftrerò  abbaftanza, 
S* ho  fedeltà  nel  cor. 

Due  ec. 


ATTO 


—  ^ 

28  ■  I 

ATTO  SECONDO 

SCENA  PRIMA. 

Salone  con  Trono. 

Stativa  y  Mitrane  y  Art  ah  ano.  ' 

Stat.  I        per  Bar/ina  cieco  amore,  e  fdegno, 
|-H  Cherpinfe ArfaceaUattetatoìnde- 
^rr.  JL   Regina ,  cosi  vuoi;,  così  pur  fia  ;  (gno. 

Ma  di  fua  fellonia 

Indubitate  prove  io  tengo  in  mano. 
Stat.  Che  mi  dici,  Artabano.? 
Art.  Queflo  foglio  diretto 

AI  Generale  Arface,  ed  intercetto 

Per  opra  mia  nelle  tue  mani  io  rendo . 
Stat.  Che  farà }  Dario  fcrive  }  O  Ciei  che  intedo? 
Legge. 

Amico ,  io  mi  ripófo 

Tutto  fui  zelo  tuo ,  fulla  tua  fede  : 
Se ,  mercè  il  tuo  valor ,  giungerò  mai 
A  poffeder  cote  Ha  regia  fede  > 
Meco  del  Trono  a  parte  ancor  farai  ; 
E  r  oggetto  y  per  cui 

Pena  amante  il  tuo  cor^  da  me  otterrai  ^ 
Dario  • 

E  pur 


SECONDO.  25 
pur  quefto,  o  Dio! 

Di  Dario  Tiinpoftore 

Il  carattere  noto  al  ciglio  mio. 

Ah  fcellerato  Arface,  ah  traditore. 

Olà,  tofto  fi  guidi  a  me  davanti. 
Mit.  Afcendi  al  Soglio,  e  di  giuft'ira  accefa 

Chi  fprezzò  Tamor  tuo',  provi  il  rigore. 
^rt.  Tanto  più  grave  a  noi  giunge  Toftèfa^ 

Quanto  più  caro  a  noi  fu  T  ofìènfore . 

SCENA  II. 

St  atira  fui  Trono  y  Mitrane  y  Art  ab  ano  ^ 
Arface . 
Mìt,  TrjCcoil  Superbo. 
Stat.  ij  E  pure, 

Miei  fpirti ,  vi  turbate , 

Al  comparir  del  Reo,  vili, che  fiete; 

Se  punito  il  volete , 

Avvertite,  occhi  miei,  non  Io  mirate . 
Art.  Arface ,  a  te  s' afpetta 

Render  ragion  di  tua  condotta .  Armato 

Affalifti  la  Reggia ,  e  di  vendetta 

Fu  creduto  un  defio  mal  configliato: 

Ma  nuovi  indizii ,  e  prove 

Aggravan  le  tue  colpe  : 

Tu  ne  adduci,  fe  n'hai ,  le  tue  difcolpe. 

Non 


3Qt  ATTO 

Non  parli? 
Mit,  Reo  che  tace, 

Già  fi  dà  per  convinto. 
Stat.  Perfido ,  e  contumace 

Rinunzia  alle  difefe  ed  al  perdono; 

Ed  io  lo  foftro.\ 
Art.  A  quefto  reggio  Trono 
.RubelIo>  e  traditor  ti  fcopre  un  foglio 

Di  Dario  a  te  diretto , 

Rifpondi  ? 
Stat.  (  E  tace  ancor  ?  ) 
Mìt.  Vedi  che  orgoglio. 
Art.  Nuovo  delitto  è  quefto  tuo  filenzio  . 
Mit.  Qui  di  tua  fellonia 

Leggi  Faccufa,  il  teftimon,  la  prova. 

Difènditi,  fe  puoi.  Gli  dà  il  foglio 

Che  il  tacer  non  t' afTolve ,  e  non  ti  giova , 
Arf  Foglio  infanfie,  e  mendace 

D'ofcurar  le  mie  glorie, 

Coir accufarmi  reo  non  è  capace. 

Senza  degnar  neppur  d' un  guardo  fole 

L'indegna  carta,  al  fuolo 

Lacerata  fen  cada ,  e  fi  calpefle  . 

A  fmentir  le  fue  note       Straccia  il  foglio 

Con  linguaggio  più  fido,  e  più  verace 

Parlano  le  mie  piaghe,  e  parlan  quefle  . 


S  E  C  O  N  D  Ó.  Il 

llluftri  cicatrici; 

Nè  al  Tribunal  della  calunnia  Afface 

Rende  dell'opre  fue  ragione  alcuna. 

Quante  più  prove  aduna 

L'invidia  contro  me,  più  fi  confonda, 

Col  mi*o  tacer  rifponda 

Per  me  la  fama ,  il  nome ,  il  valor  mio . 

Bafta ,  di  mia  innocenza 

Confa pevdi  fiamo  il  Cielo,  edNiò . 

Art.  E  così  ti  difendi? 

Mìt.  E  il  giudizio  d' Aftrea 

Così  fchivar,  così  fuggir  pretendi? 

Stat.    E  tanto  ardir  conferva  un  alma  rea? 
Quefto  è  troppo .  U  ingrato  fcende  dal  Trono 
S' abbandoni  al  fuo  fato  •  Arface ,  addio  : 
Reftati  ornai .  Mitrane ,  ed  Artabano 
Decidan  la  tua  caufa  ;  a  loro  io  cedo 
l'utta  la  mia  autorità  reale: 
Superbo ,  e  disleale ,  a  quel  eh'  io  vedo , 
Sprezzi  la  mia  clemenza ,  e  il  mio  favore , 
Prova  la  mia  giuftizia ,  e  il  mio  rigore . 

Arf.  Ciò,  che  mi  fa  fpa vento. 

Regina,  è  quefta  vita  omai  nojofa; 

S' effer  mi  vuoi  pietofa  , 

Ordina  la  mia  morte,  e  fon  contento. 

Stat.    Se  vuoi  morire ,  inarato , 

Oggi 


|z  ATTO 

Oggi  al  mio  piè  {venato 
Cadrai . . . .  (  che  difli  ?  o  Dio  !  ) 
Sì  y  SÌ  cadrai  • 
Schernita ,  e  poi  tradita , 
Del  Regno ,  e  del  cor  mio 
Punir  in  te  vogrio..:. 
(Cieli,  e  chi  mai?) 

Se  ec. 

s  e  E  N  A  III. 

Mitigane ,  Arface  >  Artahano ,  Guardie  . 

Art.£^  I A  partì  Ja  Regina,  Ar/iice or  puoi 
Vj[  Libero  favellar. 

Arf.  Sì,  sì  con  voi 
Libero  parlerò-  L'odio  e  il  livore 
Vi  armò  contro  di  me.  Vi  alzò  la  forte, 
Non  già  il  merto ,  ^  il  valore , 
Quai  vapori  maligni 
A  tentar  coir  infamia,  c  con  la  morte 
D'ofcurar  la  mia  gloria,  e  la 'mia  vita. 
Per  voi  la  frode  alla  calunnia  unita 
Macchine  forma  air  innocenza .  A  tale 
Indegno  Tribunale, 

Da  cui  flan  lungi ,  e  la  ragione ,  e  il  dritto , 
JE  colpa  il  merto,  e  la  virtù  delitto . 
Mtt,  Coir  infili t^r  il  Giudice  non  refla 


S^E  C  O  N  D  Q.  33 

Difefoil^eo- 
^r/.  O  tue  difefe  adduci, 

O  alla  tua  pena  ornai ,  fellon  >  t' appretta  J 
^r/     Fifla  il  guardo  in  queft' afpetto  > 

Ad  Artab. 
E  vedrai,  qual  fia  il  mio  core, 
Che  rinìorfi  in  fe  non  ha. 
Leggi  impreffa  in  quefto  petto 
A  Mitrane. 
A  caratteri  d'onore 
La  mia  bella  fedeltà . 

Fiffa  ec. 

S  C  E  N  A  IV, 

Artahanoy  Mitrane, 
Art.      Affretti  la  fua  morte  ; 
ikf/V.  1^  Ma  del  fogho  di  Dario 

Dimmi  y  da  te  intercetto  ? 
Art.  Era  il  foglio  di  Dario  a  me  diretto, 

Dario  per  opra  mia  fe  giugne  al  Trono, 

Sia  mercede ,  o  fia  dono , 

La  fua  Cugina  a  me  promette  in  fpofa . 
Mit.  Un  amor  difperato  e  che  non  ofa  ? 
Art^  Non  perdiam  tempo.  Io  vado 

A  fcriver  la  fentenza  ; 

Mitrane  la  fofcriva,  e  Arface  muora. 

G  Van- 


34  ^  ATTO 

Mìt.  Vanne;  a'  noftri  interefll 

Eflcr  potria  fatale  ogni  dimora . 
Art.     Col  favor     amica  ftella , 

Sinché  fpira  aura  feconda , 
Si  conduca  il  legno  in  porto: 
Pria  che  forga  atra  procella, 
E  che  refti  in  mezzo  air  onda , 
II  Nocchiero,  e  il  legno  afforto. 

Col ,  ec. 

S  C  E  N  A  V. 

Mitrane. 

VOI  mi  latrate  in  petto 
Rimorfi  di  virtù,  ma  non  v'afcolto; 
Se  r affètto,  ed  il  core, 
Arface  di  Rofmiri ,  o  Dio  !  m^  ha  tolto , 
Finch'  ei  vive  non  cefla  il  mio  timore . 
Così  teme  Taugellino 

Queir  artiglio,  che  in  periglio 
Pofe  già  la  fua  compagna . 
Teme  al  moto  d' ogni  fronda  ; 
Teme  air  aura ,  teme  air  onda  • 
E  tremante  ognor  fi  lagna . 

Così ,  ec. 


SCE- 


S  E  C  O      D  O.  35 

SCENA  VL 

Rofmìrìy  Mitrane. 
RoJ.  A  Lr  amico  fe'  nota 

jTj^  Arface  la  cagion  del  fao  trafporto, 

Mifera!  e  quella  io  fui. 
Mìt^  (  La  mia  vendetta 

Cominci  da  cortei.) 
Rof.  A  me  s' afpetta 

Portar  dunque  il  rimedio  a  sì  gràn  male . 
Mìt.  (Vada  pofcia  a  finir  nel  mio  Rivale .) 

Rof  Corro  a  Statifa,  sì  

Mit.  Ferma,  mia  Spofa, 

Dove  sì  frettolofa? 
Rof  (  O  incontro  !  o  Dio  !  ) 
Mìt.  Perche  mefta,  e  confufa, 

Pallida,  e  sbigottita 

Sdegni  incontrar  col  guardo  il  guardo  mio? 
Rof.  (Che  dirò?) 
Mit.  Non  rifpondi? 

S' ancora  ti  confondi 

Per  r  ecceffo  d' Arface , 

Che  importuno  llurbò  noftri  Imenei , 

Rofmiri,  datti  pace, 

Serena  il  cor ,  già  vendicata  fei . 
Rof  Come? 

Ci  Con 


3$  ATTO 

Mìt.  Con  la  fua  teda 

Il  Fellon  pagherà  Tempio  attentato; 

Convinto  di  rubello,  e  condannato. 
Rof  Oh  Dio  !  Mitrane,  in  quefta  guifa,  in  queftà 

Servi  a  Statira  ? 
Mìt.  Nel  punir  l'indegno, 

Io  fervo  alla  Regina , 

Servo  al  pubblico  bene ,  e  fervo  al  Regno  • 
Rof.  Anzi  morendo  Arface, 

Al  Regno  la  difefa , 

Alla  Regina  il  core, 

Ed  al  pubblico  Ben  togli  la  pace*' 
Mìt.  E  a  Rofmiri  T amóre. 
Rof  A  me  ?  Che  vuoi  tu  dire  ? 
Mìt.  Con  linguaggio  fincero 

Parli  il  tuo  core  :  Adori  Arface  ? 
Rof.  ^  vero. 

Amo  un  Eroe  ben  degno 

Deir  amor  di  Rofmiri  ;  e  fe  a  lui  rendo 

Ciò,  eh'  io  devo  al  fuo  merto>  in  che  t'offendo? 
Mìt.  In  che  m' offèndi  ingrata  ?  A  me  dovuto 

Per  ogni  legge  è  quel  tuo  cor;  chi  tenta 

Di  rapirmelo ,  è  reo  di  grave  ecceflb  ; 

E  sVio  cerco  punirlo. 

Servo  al  giudo,  air  onor ,  fervo  a  me  ftefTo . 


SECONDO.  iy 
SCENA  VIL 


Rofmìrì. 


Anne  pure,  Mitrane,  io  fo  qual  fia 


f    II  debito  di  Spofa .  Ha  nobil  Donna 
Per  anima  Tonor  .  Di  gelofìa 
Non  t'acciechi  il  veleno. 
La  mia  deftra,  il  niio  onore, e  la  mia  fed© 


Quefto  d"*  Arface  la  virtude  adora; 
E  per  lui  prova  un  innocente  amore  ^ 
Son  ape  amorofa. 

Che  a  bel  gelfomìna 

D' intorno  s' aggira  j 

Lo  guarda ,  e  fofpira  : 

Ma  poi  rifpettofa 

Toccarlo  non  ofa. 
Se  un  aura  molefta 

Si  defta  al  mattino, 

Il  nembo  vicino 

Le  reca  timore; 

E'I  candido  fiore 

Rifpetta  gelofa. 


Tutto  è  tuo,  fuorché  il  core. 


Son,ec. 


Ci 


SCE- 


j8  ATTO 

SCENA  VITI. 
Anticamera  con  Tavolino  da  fcriverc . 

Sìatìra ,  Artahano  con  un  foglio . 
Art^  A  '^^^^^^^^     capital  fentenza 

jjr\^  Manca  la  firma  di  tua  Regia  mano. 
Stat.  Porgi  il  foglio,  Artabano. 

Pone  il  foglio  fovra  il  Tavolino. 

Dimmi  di  fua  innocenza 

Quali  adduce  difefc? 
Art.  In  oltraggi  ed  ofFefe 

Contro  i  Giudici  fuoi  prorompe,  e  chiama 

Il  fuo  nome  in  difèfa ,  e  la  fua  fama . 
Stat.  Superbo! 
Art.  A  chieder  grazia 

Indurlo  io  pur  volea  a  tua  clemenza^; 

Ma  con  empia  infolenza 

Rifpofe...  ODio!  Io  m'arroffifco  e  taccio. 
Stat.  (  Mifera  !  ed  io  per  lui  ardo,  ed  agghiaccio.) 

Vanne,  Arraban,  procura 

D'impedire  i  tumulti,  e  fia  tua  cura 

Far  prender  V  armi ,  e  raddoppiar  le  guardie , 

Dove  fia  duopo .  Arface 

Troppo  al  Popolo  è  caro. 
Art.  Vado  a  porvi  riparo, 

E  fulla  fede  mia  ripofa  in  pace. 

SCE. 


SECONDO. 


SCENA  IX. 

Statìra ,  poi  Megahìfe . 

Stat.  TT»  Pur  anco  a  difpetto  ('grato, 
B  i  Di  mia  clemeza^e  del  mio  amore,  in- 
Non  vuoi  perdon,  non  vuoi  pietà ,  vuoi  morte! 
Si  contenti  >  Statira ,  e  V  oftinato 
Ad  onta  d'ogni  affètto 
Veda  che  al  par  di  lui  fai  effer  forte. 
Sofcrivi  il  fatai  foglio,  e  la  funefta 
Sentenza . .  *  o  Dio  !  ma  qual  viltade  è  quefla  ì 
Palpita  il  core ,  e  dalla  man  tremante 
Cade  la  penna:  Ah  regi  fpirti,  e  voi 
Di  un  ofìèfa  regnante 
La  maeftà  non  foftenete  ?  Indegni 
Del  fangue  che  animate, 
A  quai  roflbri,  a'  quah  fchernì  ed  onte, 
Mifera,  la  mia  fronte  ora  ferbate, 

Meg.  A"  piedi  tuoi ,  Regina , 
Non  per  T  amico  Arface, 
Per  r  intereffe  tuo  tremante  io  vegno . 

Stat,  Megabife  >  che  vuoi  ? 

Meg.  Salva  il  tuo  Regnò, 

Salva  la  gloria  tua,  fai  va  te  fteffa . 

Non  cerco  nò ,  fe  opprefTa 

Sia  r innocenza;  o  fe  a  ragion  punita 

C4  Vcn. 


40  ATTO 

Venga  la  colpa  :  folo 

Ti  rammento  qual  vita . , . .  * 
Stai.  Sì  Megabife ,  io  lodo 

Per  r amico  il  tuo  zelo,  e  la  tua  fede* 

Dimmi  per  la  falvezza 

D'un  Favorito  ingrato  e  fconofcenté. 

Che  pofsMo  faf  di  più?  scegli  è  innocente 

Porti  le  Tue  difefe;  e  s'egli  è  reo. 

Pentito  al  regio  Trono 

Chieda  grazia  e  pietade ,  e  gìi  perdono  * 
Meg.  A  implorar  tua  pietade 

Al  tuo  pie  genufleflò  y 

Per  opra  d^amiftade, 

Deh  mira  in  Megabife  Arface  rtelTo* 

S' inginocchia  * 

So,  che  queir  alma  altera 

Umiliarfi  fdegna  * 
Stat.  Alzati  y  e  fpera  * 

Fa  y  che  per  ordin  mio  qui  fi  conduca . 

Con  promefTe  è  lufìnghe , 

Se  con  minaccie  non  fi  può,  sMnducn 

A  chiedermi  il  perdono. 
Meg.  Ma  fe  ancora  oftinato 

Ricufa? 
Stat,  Se  r  ingtato 

Quell'ultima  finezza 

OelU 


SECO  N  D  O.  in 
.  Della  mìa  renerezza 
Sprezza  fuperbo,  e  non  iì  rende;  allora 
Non  fperi  più:  vada  al  fuppIicio,e  muorAi 
Meg.    Muora  chi  fh'l  tuo  bene; 
Ma  poi  delle  tue  pene 
Amor  fi  riderà. 
E  il  difperato  core 
Del  fiero  fuo  rigore 
Tardi  fi  pentirà*  Muora^ee* 

S  C  E  N  A  X. 

Statìrd  y  poi  Arface  ìncatenaté  * 
Stat^        Là ,  tofto  d'  Arface 

Mi  fi  rechi  la  fpada*  Epurtuce^i 

Orgogliofa  Regina , 

Trionfa  amor  di  maeftade,  e  vedi 

Avvilita  da  te  la  tua  grandezza  x 

Offri  il  perdono >  e  tremi, 

Se  lo  ricufa  il  reo ,  fé  lo  difprezza  * 
Arf.  Quefl:'è  la  prima  volta. 

Che  in  ceppi  vergognofi  avvinto  il  pìed€ 

Ti  fi  prefenta  Arface  ^ 

Ben  cento  volte,  e  cento 

Vinto  r  Armeno ,  e  debellato  il  1  race  ^ 

Cinto  di  palme,  e  dì  nemiche  prede > 

In  atto  trionfimtej 


45  ATTO 

Tu'l  fai.  Regina,  ei  ti  comparve  innante. 
S^at.  Lo  fo,  tu  mei  rammenti,  ed  io  t'intendo. 

Detefto  il  mio  rigore , 

Sciolgo  i  tuoi  ceppi ,  e  al  primo  onor  ti  rendo. 

Olà,  tolgafi  al  piè  quel  laccio  indegno, 

Ed  al  tuo  fianco  invitto 

Torni  la  fpada  illuftre ,  il  gran  fodegno 

Di  quefto  foglio .  Siedi . 

Ciafcuno  fi  ritiri  ;  Arface  ficdi . 
Arf.  Se  reo  ancor  mi  credi , 

Improprio  è  il  trattamento;  e  fe  innocente 

Coir  onore  prefente  • 

Tu  non  riftori  il  mio  paffato  oltraggio . 
Stat.  Siedi  Arface,  e  più  faggio 

Provvedi  alla  mia  gloria,  alla  tua  vita. 
Arf.  Da  me ,  che  vuoi  ? 
Stat.  Giacché  per  me  finita 

d'Amore  ogni  fpeme,  io  chiedo  almeno, 

Ch'abbia  acor  lamia  gloria,  e  che  tu  viva. 

Vedi ,  ingrato ,  fe  meno 

Darmi  tu  puoi,  fe  chieder  men  pofs'io. 

Per  falvar  la  tua  vita ,  e  V  onor  mio . 

Convìen  fra  noi  che  ci  porghiamo  aita  : 

Salva  tu  la  mia  gloria ,  io  la  tua  vita . 
Arf.  Per  foftener  la  gloria  tua ,  finora 

Che  non  oprai. ^  Lo  fa  la  Perfia,  il  Mondo, 

Sallo 


SECONDO.  4j 

Sallo  il  Ciel,  tu  Io  fai. 
^tat.  Io  non  confondo 

Quel,  ch'ora  fei,  con  quel  che  fofti  allora. 
Arf  Io  fon  fempre  lo  ftelTo. 
Star  Alle  tue  prime  imprefe 

Non  corrifponde  il  tuo  ultimo  ecceffo. 
Arf  Tu  dunqne  reo  mi  credi? 
Star.  E  come  tale, 

Chiedendomi  il  perdono , 

La  tua  vita  confervi,  e  Tonor  mio. 

Ma  fenti ,  disleale , 

Senti,  ingrato,  qual  dono 

Al  pentimento  tuo  pentita  anch'  io , 

Con  mio  danno  e  roflòre  or  ri  preparo. 

Sentilo,  e  quindi  apprendi, 

Quanto  cofti  al  mio  cor,  quanto  fei.caro. 

Barfina  —  a  queflo  nome 

50,  che  ti  brilla  il  cor,  benché  il  tuo  ciglio 
Non  palefi  il  cotento, 

Barfina  dalF  efiglio 

Richiamo  (  o  Dio  per  me  che  fier  tormento!  ) 

51 ,  Barfina  ,  cagione 

De^  miei  difprezzi ,  e  fortunato  oggetto 
DegU  amor  tuoi  io  dono... (e ^  foftrirò!) 
Io  dono ...  (ah  chMo  morrò  )  Spofa  al  tuo  letto. 
Arf.  E  mi  credi  sì  vile. 

Che 


44  ATTO 

Che  a  dichiararmi  reo  col  pentimento, 
Indur  queflo  mio  core, 
Se  il  timore  noi  può,  lo  pofla  amore? 
Io  chiederti  perdono?  E  di  qual  fallo? 
Softien  pur  la  tua  gloria^  e  la  tua  pace. 
Refli  Barfina  in  bando,  e  muora  Arface* 
Stat^  Nè  pure  a  sì  gran  prezzo 
Poflo  ottener  da  te . . .  vedi  fegnata 
Su  quefto  foglio  è  la  fatai  fentenza. 
Manca  fol  ch'io  jfofcriva,  anima  ingrata. 
Se  con  la  mia  clemenza , 
Se  co'  favori  miei  or  io  non  feppi ... 
Arf.  Sofcrivi;  eccoti  il  ferro,  io  torno  a*  ceppi. 
Torno  a  i  ceppi ,  vò  incontro  alla  mortej 
D' empia  forte  disfido  ogni  oltraggio . 
Può  mancare  Io  fpirto  al  mio  feno , 
Venir  meno  non  puote  il  coraggio . 

Torno,  ec. 

SCENA  XL 

Statìra ,  poi  Rofmìrì . 
Stat.  TT^  Tardo  ancora  ?  e  dopo  tali ,  e  tante 
1^  Scherni  ed  offefe ,  ancor  femina  inde- 

(gna 

Trattieni  il  colpo,  e  poni  il  freno  alKira? 

Mora  il fupcrbo,3Ì mora  •  Stativa ^  Scrìve. 

Che 


SECONDO;  45 

Che  facefti,  o  inumano, 

O  barbaro  mio  core,  o  donna  ingrata, 

O  penna  fcellerata,  o  iniqua  mano! 

Come  ? . , .  è  ancor  la  pietade 

Importuna  al  mio  core? 

Vieni  Rofmiri,  e  della  mia  viltade 

Co'  rimproveri  tuoi  crefci  il  roffore. 

Per  indur  Toftinato 

A  chiedermi  pietà ,  fenti ,  che  orrore , 

Che  tormento  per  me,  chiamo  Barfina 

Dair efiglio  al  fuo  Ietto,  e  pur  l'ingrato 

Sdegna  

Bof.  Nò,  mia  Regina, 

Non  arfe  mai  per  lei  d' Arface  il  core . 

Quefto  infelice  volto , 

Quefto  è  reo  d' ogni  ecceffo  :  in  me  ravvifa 

La  tua  Rivale  sì  

Stat.  O  Ciel ,  che  afcolto  ! 

Quanti  fiete  a  tradirmi  ? 
JRo/  E  tradimento 

Tu  chiami  il  facrifizìo,  in  cui  Rofmiri 

Svenò  la  propria  quiete  alla  tua  pace  ? 

Per  togliere  ad  Arface 

Ogni  fperanza ,  e  che  più  far  pofs'  io  ? 

Ad  onta  del  cor  mio 

Porgo  a  Mitran  la  mano . 

^  Per 


4$  ATTO 

Per  troppo  amore  infano 

Corre  Arface  a  turbar  noftri  Imenei, 

Aflalifce  la  Reggia  >  e  T  attentato 

Creduto  è  fellonia:  la  fua  difefa 

Sdegna  produr  per  gì'  intereffi  miei  • 

Stat.  Nuovo  veleno  in  petto 
M' infonde  gelosia  :  • 
Muora  il  perfido ,  muora, 
E  per  giuftizia ,  e  per  vendetta  mia . 

Rof  Regina ,  alla  tua  pace 

Svenai!  mio  amor:  atto  sì  illuftre  e  forte 
Fa  comparirti  Arface 

Più  indegno  di  perdon,  più  reo  di  morte  ? 
Stat.  Rofmiri ,  il  mio  trafporto 

Perdona ,  o  Dio  !  io  mi  querelo  a  torto 

Sì ,  r  aifolvo  ìonocente  ; 

Ma  il  delitto  apparente 

D'ardita  fellonia 

Chiede  eh'  io  falvi  infieme 

Con  la  fua  vita  anco  la  gloria  mia . 

Vanne ,  e  fe  '1  viver  fuo  pure  a  te  preme , 

Parla  ad  Arface,  induci 

Queir  oftinato  a  domandar  perdono. 

Offri ,  prega ,  minaccia^. 

Molto  puoi  nel  fuo  eore; 

Se  motivi  badanti  a  lui  non  fono 

La 


SECONDO.  47 
Lafua  vìta,e'l  mio  onor,  fiagli  il  tuo  amore 
Vanne,  fofpira,  e  prega. 
Quel  fiero  cor  ;  chi  sa , 
Forfè  fi  cangerà . 
Se  un  guardo  si  ritrofo 
Potè  fvegliarvi  amore. 
Or  mefto  e  lagrimofo 
Pietà  vi  defterà . 

Vanne ,  ce, 
SCENA  XII. 

RofmìrL 

SE  non  falvo  il  mio  Arface , 
Tutto,  ahi  laffa!  perdei-  Per  me  tradita 
Refta  ogni  mia  fperanza ,  ogni  mia  pace , 
La  Patria,  la  Regina,  e  la  mia  vita. 
La  fida  Rondinella 
O  quanto  fi  confola , 
Se  vede  in  libertà 
La  fua  compagna . 
Se  in  lacci  poi  la  mira  > 
S*  adira ,  fugge ,  e  vola  > 
Ripofo  alcun  non  hà  > 
Torna,  e  fi  lagna. 

La ,  ec. 


ATTO 


AT  TO  TERZO 

SCENA  PRIMA 


'4Ìrf         yr  Orte  sì  vile  a  me  ? 

Cieli >  Numi,  perchè? 
JL  T  JL  Perchè  fpendei 
Il  fangue  e  i  fudor  mìei 
Per  un'ingrata ì 
Ah  Megabife  >  vieni , 
Vieni  amico ,  e  ravvifa , 
Ravvifa  in  me ,  fé  puoi ,  quel  primo  Arfacc: 
Vedi  r  invitto ,  il  fortunato  y  il  prode  > 
Vedilo  condannato , 
Vittima  dell'invidia,  e  della  frode, 
Lo  vedi  ?  il  credi  tu  ? 
Meg.  Innocente  t'aflblve 

La  tua  Regina ,  e  fol  da  te  defia  y 
Per  fàlvar  •  la  fua  gloria .... 
^rf  Ch'io  con  un  atto  vii  sfregi  la  mia. 
No,  no,  con  giuftq  orgoglio 
Più  della  vita  ancor  prezzo  mia  fama  > 
Viffi  cpn  gloria,  e  tal  morir  io  voglio. 


Carcere. 


Arjaccy  poi  Megahife . 


TERZO.  49 
Meg.  E  gloria ,  o  Dio  !  fi  chiama 

Morte  d' orrore ,  e  di  vergogna  piena  ^ 
Aff'  Reca  infamia  il  delitto,  e  non  la  pena, 
Meg.  Se  della  vita ,  e  del  tuo  onor  non  hai 

A  sì  fiero  defio  ritegno,  o  freno. 

Signore,  abbialo  almeno 

Dall'amor  tuo  la  tua  Kofmiri.... 
Arf  Ah  mia  ? 

Mia  tu  chiami  Rofmiri  ? 

Quando  fpofa  d'altrui  ?. . •  mifero  !  quefta, 

Quefta  perdita  fol  rende  la  vita , 

Più  della  fteffa  morte  a  me  funefta . 

Privo  di  leì...o  Dio!  Di  Megabife, 

Ella  è  informata  appieno 

Della  fventura  mia?  Quel  fuo  bel  corej 

Se  non  dolpr,  fente  pietade  almeno? 
Meg'  Quanto  cofti  al  fuo  core 

li  confervar  quefta  tua  vita,  il  faij 

Pur  contro  a  i  di  lei  voti 

Oftinato  così  morir  vorrai? 

5  C  E  N  A  IL 

Rofmiri ,  e  detto . 
K/V.Ti  yr  A  che  fia? 
^''/ÌVJL  Gid!  che  veggio? 
Rofmiri! 


50  ATTO 

Meg.  Ah  bella ,  vieni  ; 
E  fe  giuftizia ,  onore , 
Amiftade ,  e  ragion  non  poffon  tanto  , 
Di  toglier  Toftinato 
Al  rigor  dei  fuo  fato , 
Tutta  la  gloria  fia  del  tuo  bel  pianto- 
Da  torbida  procella 

ScofTo  qua!  navicella 

Vaghe  lucenti  ftelle  > 

V oi  sì  pupille  belle , 

In  porto  lo  guidate  ^ 

E  in  lieta  calma . 
E  naufragar  giammai 

Scorta  da  i  fidi  rai 

Non  potrà  V  alma  •      Da ,  ec 

SCENA  III. 

Arfacey  Rofmìrì. 
Arf'lT^  Qpal  forte  è  la  mia ,  bella  Rofmin 
li  E  lo  foffre  l'invidia, 
Che  pria  del  morir  mio , 
Io  ti  riveda ,  e  poffa  dirti  addio  ? 
Rof  Arfacc,  fe'l  tuo  amore 
Sia  tal  qual  mei  credei , 
Meglio  il  conofcerò,  fe  dd  tuo  onore. 
Se  di  tua  vita ,  e  di  tua  gloria  amante , 


TERZO.  SI 

De'  tuoi  perfecurori 

Le  macchine  atterrando,  e  T empio fdegno. 
Involerai  '1  tuo  capo  al  ferro  indegno. 

ArJL^EAa  vita ,  e  la  gloria , 

Per  te  fola ,  o  mia  bella >  a  me  fu  cara; 
Or,  che  la  forte  avara 
M'involò  con  Rofmiri  ogni  mio  bene, 
Non  ho  più  che  falvare;  ogni  mia  fpenp 
Perì  nelle  tue  nozze;  e  la  tua  mano. 
Col  porgerfi  ad  altrui, 
vjOn  decreto  inumano 
Segnò  la  morte  mia. 

Rof.  lo  fegnai  la  tua  morte?  Ingrato  Arface, 
Io,  che'l  ripofo  mio,  che  la  mia  pace 
Svenai  per  la  tua  vita ,  io  la  tua  morte? 
Io,  che  le  tue  ritorte, 
Il  decoro  e  'I  dover  podi  in  obblìo. 
Vengo  a  bagnar  di  qucfto  pianto  mìo , 
Che  più  d' amor ,  che  di  pietade  è  figlio  ? 

Arf.  Rofmiri ,  del  tuo  ciglio 

£^  troppo  tardo ,  è  troppo  ingiufto  il  pianto  ; 
Già  mio  più  nobil  vanto 

innocente  morir,  che  viver  reo. 
Vivendo  io  non  potrei 
Soffrirti  Spofa  d'un  Rivale  odiato,  * 
Dairamor  mio,  dal  mio  furor  portato 
Dz  Rapì- 


$%  Atto 

Rapirci . . .  sbranerei . . .  o  Dio  I  perdona 

Quefto  infano  trafporto  al  mio  furore: 

Qualche  sfogo  fi  dona , 

O  mia  cara  Rofmiri ,  a  chi  fi  muore  • 
jRof.  Dunque  muori  oftinato?  „  e  di  te  (ledo 

3, E  di  tua  fama,  e  degli  amici  tuoi, 

„E  della  Pattia  tua  pietà  non  fenti? 

„  Di  quefti  occhi  dolenti 

55  Refifti  al  pianto,  e  vuoi  ?  — 
^rf  Sì,  vo'  morir.  La  vita 

Per  te ,  per  la  mìa  Patria  a  me  fu  grata  ^ 

Tu  col  fpofarti  altrui 

Moftrafti,  eh'  io  non  fui  degno  di  te, 

£d  io  morendo  alla  mia  Patria  ingrata^ 

Moftrerò  pur  che  indegna  ella  è  di  me . 
Rof.  Ah  s'a  fmorzar  quefto  crudel  desio 

Non  ha  forza  il  mio  pianto,  abbialo  almeno 

Barbaro,  il  fangue  mio:  vedi  mi  fveno. 
Cava  un  filetto ,  e  Arjace  glielo  toglie , 
Arf  Rofmiri ,  o  del  mio  fato 

Rigor  fpietato,  e  tirannìa  novella, 

Tu  vuoi  deforme  tanto 

Render  la  morte  mia ,  quant'ora  è  . 

Ma  già  della  mia  morte 

Ecco  l'annunzio;  è  tempo, 

Che  a  morir  mi  prepari: 

Adfaio 


TERZO.  5$ 

Addio,  crudeli  e  cari 

Lumi,  già  mìo  conforto >  or  mio  martoro- 
Rof  Cieli  !  io  mi  muoro- 
Arf  Soccorretela y  o  Numi*  Ah!  nonlafciate 
I,    Priva  di  voftrà  aita . 

LMnfelice  Rofmiri^  anzi  il  mio  bene. 
Sii ,  che  tardate  ?  Sordi 
Siete  così?  Rofmiri,  oh  DioJ  Rofrairi... 
Ah  che  le  mie  querele 
lo  fpargo  al  vento  ;  ella  non  m^ode .  Torna  j 
Sì ,  torna ,  o  cara  :  un  altro  fguardo  folo 
Concedi  al  mio  dolore;  e  poi,  fe  vuoi 
(Con  queir  amor,  che  in  tesi  fido  io  vedo) 
Pianger  V  Amante  tuo  ;  sì ,  tei  concedo . 
Vengo  a  morte:  non  mi  duole > 
Empi,  barbari,  il  morire: 
Ho  fortezza ,  ed  ho  valore . 
Sì,  ti  lafcio,  o  mio  bel  Sole^ 
Sì,  ti  lafcio,  al  tuo  morire 
^ Privo  d'alma,  e  fenza  il  core. 

Vengo,  €C, 

SCENA  IV- 

Rofmkh 

AH  crudeli  !  fermate  : 
Dove,  alii  Ia0à!  il  guidate? 
D3 


ATTO 


Ah  fol  perche  mi  ama ,  ci  vuol  morire  : 
Anzi  perche  mi  ama,  la  crudele 
Statira  a  morte  lo  condanna;  oh  Cielo! 
O  perfida  Regina! 
Che  così  ingiufta  mente 
A  un  Uom  sì  grande  un  tal  morir  deftina 
Ma  fe  a  punir  l'indegna 
Il  Cielo  non  s* affretta, 
O  vo'  morire,  o  ne  farò  vendetta. 
Invendicata 

A  i  neri  lidi 

Queft'alma  mifera 

Non  fcenderà. 
O  a  quella  ingrata 

Con  fiamme  e  ftridi, 

Qual  furia  orribile 

Ritornerà. 


Stat.  TJ  Alpita  in  petto  il  cor  :  da  un  FavorìtOi 
X    O  Regina  avvilita , 
Pendono  la  tua  gloria ,  e  la  tua  vita . 

Mega- 


Invendicata ,  ecc 


SCENA  V. 


Luogo  magnifico. 


TERZO.  ^5 
Megabìfe,  sì  mefto?  Ah  nel  tuo  volto 
Leggo  eftinta  la  mìa ,  la  tua  fperanza . 

Meg.  Regina  invan  fi  tenta 

'    Con  lufinghe,  o  minaccie  un  alma  forte; 
Nè  Tafpetto  di  morte, 

V  Nè  ragion ,  nè  amiftade 
Poflbn  indur  quel  core  a  tal  viltade. 

SCENA  VI. 

I  JRofmìrì  frettolofa y  e  detti. 

Rof         Razia,  Regina  

Stat\ji  E  ben,  Rofmiri?  Arface  

Rof.  Pietà,  Regina,  egli  è  condotto  a  morte- 

inginocchia . 

Stat.  A  morte  ?  Megabife , 

Corri,  vola,  io  Taffolvo,  a  me  fi  guidi • 
(Ah,  Regina  fuperba,  alfin  ti  rendi.) 
Rofmiri,  non  tardare  a  lui  ritorna  • 
Soccorri  T infelice. 

Rof  Ah ,  Regina ,  pavento 

Tarda  non  fia  la  tua  pietà.  Artabano 
Mi  trattenne  importuno  a  te  V  ingrefTo . 


D4 


ATTO 


SCENA  VII. 

Stdttra^  Artahano^ 
Stai.   A  H  fcellerato  !  adeffo 

jTj^  Apro  al  ver  le  pupille  * 
Artabano,  Artabano^ 
Che  faccfli  d'Arface? 
Art.  Quanto  il  giufto  ricerca  ^ 

L'intereffe  del  Regnò,  e  la  tuà  pace. 
Stat.  Perfido,  la  mia  pace, 
La  giuftizia ,  il  mio  regno 
Voglion  eh'  ei  viva  ;  e  s  avverrà  che  a  tempd 
Non  giunga  Tordin  mio,  tu  del  mio  fdegno> 
Tu  proverai  '1  rigore . 
Art^  Feci  quanto  dovéa,  non  ho  timore. 
Avrò  il  vanto  d^ intrepido  e  forte, 
Se  contraria ,  e  nemica  la  forte , 
Sfortunato  farà  il  mio  deftini 
Nò  y  non  teme  mortale  perigfio 
Chi  alla  gloria  coi  faggio  configlio 
Immortale  s^aperfe  il  cammin.  , 

Avrò,ec.  J 


TERZO. 


^7 


S  C  E  N  A  Vili. 


Stativa .  ' 
Ual  turbine  di  mali 

'  Muovefi  contro  me  !  Cieli ,  con  quante 


Onor,  dovere^  amore 
Così  dunque  cedefte  ad  un  inganno^ 
E  cangiafte  mia  gloria  ia  grande  affanno- 
Più  del  Regno ,  e  più  del  Trono 
Quanto  fei  cara  e  gradita , 
Solitaria  dolce  vita 
D'innocente  Paftorella . 
Bella  calma  gode  il  core,, 
Senza  fpene ,  o  rio  timore  : 
In  te  verfa  ogni  fuo  dono 
Ciel  benigno  >  amica  flella. 


Nel  partire    incontra  in  Rofmiri\. 


Stat^  'Ty  Ofmiri^  ora  conofco . . .  Ah  così  predo 
Ritorni  5  Megabife^ 
Pai  lido  5  folo  5  e  mefto  ^ 
Mifera!  intendo. 


Cure  aflalite  il  mio  povero  core! 


Più  5  ec. 


ODìo, 


5S  ATTO 
Meg.  O  Dio,  Regina  >  o  Dio  ! 
Stat.  Tardo  forfè  giugncfti  ? 
Meg.  Tu  il  più  prode  guerriero, 

10  r amico  più  caro  alfin  perdei. 
Rof.  (E  che  cerco  di  più?) 

Si  ritira  in    parte  l 

Mìt.  (Parte  Rofmiri, 

Per  ceiar  il  fuo  pianto  agli  occhi  miei .  ) 
Stat.  Sventurata  Regina ,  e  vivi ,  e  fpiri^ 

E  tu,  Giudice  iniquo, 

^ScelIerata  cagìon  d'ogni  mio  danno. 

Miri  con  ciglio  afciutto 

11  mio  duolo,  il  mio  affanno  ? 
Rofmiri  afflitta ,  e  fola 

Tu  pur  mi  lafci  in  braccio  al  dolor  mio? 
Chi  mi  foccorre ,  o  Dio  \  chi  mi  conlbla  ? 
Deh  vieni  >  e  mi  rammenta 
Il  mio  fchernito  amore. 
Parlami  deli*  ingrato 
In  modo ,  eh'  io  ne  concepi/ca  orrore  • 
Strappalo  dal  mio  feno,  e  fe  non  pucé 
Svellerlo  fenza  il  core, 
Il  cor  fvclli  con  effo,  e  tei  perdono. 
Rof.  Piaccffe  al  Cielo  almeno, 

Per  temprar  il  mio  duol  con  la  vendetta, 
Ch'io  frappar  ti  potefii  il  cor  dal  feno. 

Mia 


TERZO.  S9 
Mìt.  Mia  Spofa,  e  qual  furore  è  mai  cotcfto? 
Rof  loy  perfido,  tua  Spofa? 

D' Imeneo  sì  funefto 

Recifo  è'I  nodo  ornai.  - 
Stat.  Rofmiri ,  così  audace 

Ti  rende  

Rof.  Sì,  mi  rende 

Un  dolor  difperato ,  ma  ingegnofo , 

Un  dolor,  che  ha  faputo 

Trar  dallo  fteflò  affanno  il  mio  ripofo  • 
Stat.  Con  chi  parli  ?  ove  fei  ? 
Rof.  Son  innanzi  a  colei , 

Che  fuperba  pretende 

Tiranneggiar  gli  affètti ,  e  far  ne'  cori 

A  fua  voglia  e  piacer  nafccr  gli  amori , 
Stat.  Olà,  taci,  e  s^arrefti. 
Rof  E  che  puoi  farmi  ? 

Del  mio  fupplicio  io  llefla 

Già  mi  prefi  la  cura  ;  ed  in  brieve  ora 

Tu  mi  vedrai  del  mio  deftin  Signora  • 
Meg.  Che  feùto  ! 

Mit.  E  che  facefti  ?  o  Cicli  !  o  Dei  ! 

O  mia  Rofmiri  

Rof.  Indietro 

Oggetto  troppo  odiofo  agli  occhi  miei. 

Se  per  falvare  Arface, 

Io 


6o  ^ATTO 

10  ti  diedi  la  mano,  e  non  il  core  j 
Ora  un  lento  veleno 
Mi  pone  in  libertà  del  primo  amore  « 

Cigno  a  morir  vicino. 

Lieto  del  fiio  dettino. 

Dolce  cantando  và . 
U  aura  fi  tace ,  e  V  onda , 

Non  muove/i  una  fronda 

In  fegno  di  pietà  . 
Muoro  contenta  anch*  io , 

Che  morte  all'  Idol  mio 

Al  fin  mi  renderà. 

Cigno ,  ec. 

SCENA  X. 

Statìra ,  e  detti . 
Stat^  TI  iC  Egabife,  pietà,  pronto >  deh  fiegui 

IVI  infelice. 
Meg.  Secondi  ■ 

11  Cielo  i  voti  miei . 

Mìt.  Son  difperato,  o  mia  Rofmiri>  o  Dei  !  ^ 
Stat.  Ed  io  vivo,  ed  io  redo? 
Ed  avrà  men  rigore 

Del  dolor  di  Rofmiri  il  mio  dolore  ?  v 
O  giorno,  infaufto  giorno. 
Quanto  m'hai  tolto  !  e  pure 

Mi 


TERZO. 


-  Mi  lafcia  in  vita,  e  mi  riferba  il  fato 

A  fciagure  peggióri . 
\ilt.  A  fciagute  peggiori,  io  tei  prcdìtx^ 

Ti  ferba,  o  donna,  il  tuo  deflin.  Scacir;ii 

Odimi ,  e  fe  finora 

Piangefti  per  amor ,  piangi  per  irà . 

Dario  ormai  più  non  teme 

Chi  gli  contrafti  della  Perfia  il  Soglio? 

Lo  fcellerato  foglio, 

Che  fe*  crederti  rea  di  fellonia 
I  II  tuo  più  caro  il  più  fedel  foftegno 

Al  perfido  Artàbano  era  diretto  ♦ 
Stat.  Ah  fcellerato!  Ah  iniquo!  , 
Mit.  Tu  fjx)gliata  del  Trono, 

Privata  Donna,  ad  Artaban  riibello 

Sei  deftinata  in  dono , 

Tanto  ha  tramato  un  tenìerario  amdf©* 

Piangi ,  mifera ,  fci 

Prezzo  del  tradimetìtó  al  traditore*- 
Star.  Èd  io  ti  folFro  ancora? 

Perfido..... 


Regìnàv. 
XYJL  Vive  Rofmirì,  é  fpiìW./* 


SCEMA  %t. 


^  ATTO 
Stai.  Lo  voglia  il  Cielo  almen. 
Mit.  Ah  fbfTe  vero . 
Stat.  Coir  iniquo  Aitabano, 

Quefto  complice  indegno,  olà^  s'arrefti. 
Mìt.  Già  previdi  il  tuo  fdegno  : 

Eccoti  il  ferro:  prendilo:  con  qucflo 

Previeni  la  tua  forte, 

Miiera  donna ,  ti  trafiggi  il  core  j 

Se  per  darti  la  morte , 

Or  non  ha  tanta  forza  il  tuo  dolore  . 
Stat.  Megabife  s'apprefti 

Il  lor  fupplizio. 
Meg.  Afpetta 

Grande  al  par  del  tuo  amor  la  tua  vendetta. 
Mit.    Fragil  nave ,  allor  che  vede 
Naufragar  nemico  legno. 
Lieta  cede  al  vafto  mar  . 
Se  al  mio  fato 
Staffi  a  Iato 

La  rovina  del  tuo  Regno  ; 
Il  morire  è  trionfar. 

Eragil  ^  ec. 


SCE. 


TERZO. 


SCENA  XIL 

Ir^  Urie ,  che  m' agitate , 

Ì\P  Rapitemi  air  orrenda 
Faccia  del  mio  delitto ,  e  mi  celate 
Per  pietade  a  me  ftefla  ;  il  più  profondo 
Carcere  dell' Abiffo 
Avrà  forfè  per  me  piìi  grato  afpetto. 
Aimè  5  che  in  ogni  oggetto 
D'Arface  r  infelice 
Veggo  r  ombra  funefta, 
E  in  quefta  parte ,  in  quefla 
Sento  per  mia  cagion  pianti,  e  fofpiri. 
Ah,  Statira  crudele,  e  vivi  e  fpiri? 

SCENA  ULTIMA- 

Meg^hife ,  e  detta . 
'  Meg.  OTatira,  ornai  ficura 

^  E'  la  vita  

Stat.  D'Arface? 

Meg,  Piaceffe al  Cielo,  ei  nel  fuo fanguc  afforto, 

Già  fai,  che  più  non  vive. 
Stat.  Arface  è  morto? 

Scellerata  Statira ,  e  tu  vivrai  ? 

Ah,  fe  mi  fei  fedel,  fvenami.- 
1         .  —  Regi- 


é4  ATTO 

Meg.  Regina? 

Stat.  Numi .  é .  Cieli . 

Dove,  dove  fcoccatc  i  lampi,  e  i  tuoni? 

Se  vibrarli  temete 

In  un  moftro  inumano, 

Date  i  fulmini  voftri  alla  mia  mano. 
Meg.  Quanto  crefce  il  fuo  duolo. 
Stat.  Ma  i  fulmini,  ove  fono? 

Che  fanno  i  lampi  ?  a  che  rimbomba  il  tuono 

Perche ,  dite ,  perche 

In  quefto  infaufto  giorno 

Mi  balenate  inutilmente  intorno? 
Meg.  Agitata  vaneggia . 
Stat.  Quelle  faette  almeno , 

Se  negate  alla  man,  vibrate  al  feno, 

Queflo  il  berfaglio  fia 

De'  voftri  accefi  dardi  : 

Dov'è  la  ftrage  mia.  Cieli  codardi? 
Meg.  Statira ,  o  Ciel  !  che  fia  ? 
Stat.  Sì ,  codardi  voi  fiete^, 

E  ferir  non  fapéte 

Che  rinfenfate  fronti 

Delle  Torri,  degli  Alberi,  c  de'  Monli. 

5e  uccider  non  ardite, 

Chi  tutto  ardire  il  petto  fuo  vi  moftra , 

E'  mia  te  gloriai  €  la  viltade  è  voftra. 


TERZO.  ^$ 
Meg.  Mifera  !  E  che  far  deggio  ^ 
Stat.  Ma  degni  voi  non  fiete 
Dell' onor  di  mia  morte; 
E  vo'  che  fia  conceffa 
Oggi  la  morte  mia  fole  a  me  ftefla . 
Meg.  Ferma,  Regina,  ferm^,  e  fi  ri/parml 

Il  tuo  fangue  real. 
Stat.  Amico?  all'armi. 

Ma  viene  Arface. 
Meg,  Già  delira .  Andiamo. 
Stat.    Vieni  Arface.  Ahdovefci? 

Ah  noi  fo.  Sì,  fo;  ma  che? 
So ,  che  r  ombra  invendicata 
Và  gridando ,  ingrata ,  ingrata  ; 
Parla  Arface  j  Sì ,  dov'  è  ? 
Dov'  è  ?  Cerchifi  altrove . 
O  viviamo,  o  moriam  feco  in  eterno 
In  Cielo,  in  Terra ,  in  Mare,  o  nell'  A  verno- 
Andiam . 
Meg.  Ti  fieguo  ;  e  dove  ? 
Stat.  Dove  dell'amor  mio  tra  Todio  e  Tira, 
Se  Arface  è  morto  ha  da  morir  Statira . 


J  L  FINE. 


Leggitore . 

Le  voci  profane  poi  fono  folm 
fcherzt  della  Toefia,  non  mai 
ferimenti  del  Toeta 
Cattolico , 
e  vìvi 
feli- 
ce. 


Vidit 

P.  Joannes  Brandolinus  Sodetatis 
]efu  prò  lUuftriffimo  Se  Reve- 
rendiffimo  DD.  Epifcopo. 

Die  2.  Junìi  ijzS. 

Wìdo  Spada  Confultor  prò  San- 
élo  Officio  Faventias. 


I